Ceramica

La storia della ceramica nel mondo antico è un’ argomento complesso ed affascinante. 

Nel nostro gruppo di rievocazione storica ci siamo prefissati l’obiettivo di riproporre degli studi di manufatti gallici compresi tra il IV e il II sec a.C., il periodo storico che coincide con la migrazione verso la penisola italica di varie tribù celtiche tra cui i Lingoni, popolo di cui teniamo viva la memoria.

Il lavoro di realizzazione di manufatti parte da una ricerca e studio costante di documentazione specifica riguardo a ritrovamenti di sepolture e resti di abitati.

Per una documentazione specifica riguardo all’ arte ceramica gallica la ricerca va rivolta nell’Europa centrale dalla Francia all’ Ungheria, in Italia particolarmente importante è la cultura di Golasecca, la cui tradizione vascolare perdura per tutto il periodo La Tène medio.

Particolarmente interessanti sono i ritrovamenti ceramici presso Giubiasco dove ritroviamo sia ceramica fine che grossolana, destinata ad un uso comune.

Le forme ritrovate spaziano dai semplici bicchieri e ciotole, ad olle e vasi a trottola.

Durante la permanenza in Italia le popolazioni galliche subirono un’influenza nelle pratiche alimentari, culturali e di culto tramite i commerci e la convivenza con le popolazioni italiche.

Le necropoli di Monte Bibele ne sono un’esempio importante, infatti nelle sepolture di individui gallici si ritrovano spesso anche ceramiche etrusche ed italiche.

Questo fenomeno si protrasse fino al I sec a.C quando progressivamente avanzò la Romanizzazione.

 

La ricerca della materia prima adatta è parte importante del processo di foggiatura, infatti spesso l’argilla con cui erano plasmati i pezzi non sempre era depurata, ma ricca di inclusi (piccoli quarzi ed altri minerali), quindi particolare attenzione va data anche al materiale utilizzato per la realizzazione delle ceramiche.

La foggiatura dei manufatti è stata fin dalle origini arcaiche solamente manuale attraverso l’uso della tecnica del colombino, una sovrapposizione di cordoni d’argilla di diametro costante lavorati fino ad ottenere la forma desiderata.

L’uso del tornio è attestato a partire dal VI sec a.C. per le ceramiche fini, alcune raffigurazioni del tempo ci aiutano nel comprendere questa fase di lavorazione.

Molto particolari e complesse sono le decorazioni plastiche e stampigliate che adornano spesso i manufatti, prendendo spunto da motivi vegetali e forme zoomorfe tipiche delle produzioni transalpine.

La decorazione dipinta dei manufatti é un’altra parte importante infatti oltre ai ritrovamenti di ceramiche cotte a biscotto, senza alcun colore, si accostano produzioni buccheroidi, a vernice nera, ceramica graffita, a figure rosse o semplicemente dipinte con la tecnica dell’ ingobbio.

La cottura dei manufatti avveniva in una fornace a pianta circolare composta da una camera di combustione divisa, tramite un piano forato, da una camera di cottura a cupola, la quale era dotata di camino sulla sommità per la fuoriuscita dei gas di combustione. Il carico e scarico dei pezzi da cuocere avveniva tramite una porta laterale.

 

In Italia non ci son ritrovamenti di fornaci celtiche, riscontrabili invece oltralpe.

Le produzioni domestiche di ceramiche invece erano una realtà in ogni cultura del tempo, bastava creare una buca dove depositare i pezzi e poi ricoprire con il combustibile, la cosiddetta cottura a fossa.

Noi per la nostra sperimentazione ci avvaliamo di una fornace a legna che prende ispirazione dalla tradizione Gallo-Romana, la temperatura di cottura oscilla tra i 700 e i 900 gradi. 

La cottura può avvenire in atmosfera ossidante dove l’ossido ferrico presente nel vaso diventa rosato/rosso; oppure in atmosfera riducente in cui l’ossido di carbonio provocato dalla mancanza d’ossigeno si combina con l’ossido di ferro del vaso o dell’ ingobbio producendo una distintiva colorazione che varia dal bruno al grigio, al nero.

Proprio queste fase é particolarmente importante per la riuscita o meno del manufatto.

 

La passione per la ceramica e la storia ci porta ad un continuo lavoro di sperimentazione e di studio costante per migliorare le nostre competenze, ma anche per eseguire delle didattiche sul campo, che siano all’altezza degli eventi a cui partecipiamo.

Il fine ultimo dei nostri sforzi é la divulgazione, far avvicinare le persone a questo mondo così lontano ma anche molto vicino a noi, perché parte della nostra storia.

 

Bibliografia 

Nino Caruso - Ceramica Viva

I Celti - Mostra Palazzo Grassi, Venezia

La necropoli di Giubiasco vol III